The Face of the Other 

Il Silent-Play utilizza in termini teatrali le “radio guide” turistiche mettendole in gioco al di fuori dei tradizionali circuiti artistici, museali, storici. Produce performances, spettacoli itineranti, progetti di indagine sulla memoria, mette in scena gli spazi urbani ed architettonici e cerca di essere uno strumento valido anche per parlare di sociale, di quei temi che abbisognano di strumenti nuovi e non più accademici, soprattutto in ambienti giovanili.

Un gruppo di spettatori, un conduttore teatrale, le radioguide. Indossiamo le cuffie (wireless) ed apriamo le orecchie, gli occhi, muoviamo i nostri passi secondo un ritmo nuovo. Si parte all’avventura, e lo spazio si trasforma. La colonna sonora ci aiuta a scoprire particolari, ad ascoltare l’armonia nascosta di un luogo, le voci sommesse, coperte dal rumore di fondo del quotidiano. L’attività è realizzata con la tecnica Silent Play, una vera e propria audioguida teatrale, interattiva, poetica e giocosa, che dà vita, per tutta la durata dell’esperienza, ad una piccola comunità in movimento, protagonista di uno spettacolo diffuso che è al contempo ludica performance e progetto di indagine, di memoria e di riflessione.

Descrizione traccia

Il Volto dell’altro – Silent Play

 

Coproduzione Caritas Internationalis – La Piccionaia, in collaborazione l’associazione Non Dalla Guerra

Un progetto coordinato da Carlo Presotto, con Paola Rossi, Giovanni Zambon, Tommaso Carrieri.

Coprogettazione della drammaturgia con i referenti dei gruppi giovanili di Caritas Egitto, Lussemburgo,Inghilterra, Libano/medio oriente, El Salvador, Stati Uniti, Brasile

 

“Il volto dell’altro” è uno spettacolo/performance interattivo, che attraverso la tecnica del Silent Play mette in scena una riflessione che nasce dal lavoro recente di Caritas Internationalis sui temi dei flussi migratori e dell’incontro tra culture diverse.

“una prospettiva che guarda lontano oltre la interculturalità – termine oggi di cui si è fatto più abuso che uso – e oltre il più recente termine di transculturalità, nella certezza che solo ponendo al centro della riflessione l’uomo, non come individuo singolo, ma in dialogo con l’altro, sia possibile creare la società civile del domani, quella che è in grado di ‘integrare, dialogare e generare’. (dal 25° rapporto immigrazione Caritas/Migrantes 2015)

 

Una riflessione rivolta agli uomini di oggi, troppo «abituati a una cultura dell’indifferenza» e per questo bisognosi di «lavorare e chiedere la grazia di fare una cultura dell’incontro, di questo incontro fecondo, di questo incontro che restituisca a ogni persona la propria dignità di figlio di Dio, la dignità di vivente» secondo le parole di Papa Francesco.

 

I 250 spettatori indossano le radioguide, attraverso le quali ricevono istruzioni e ascoltano riflessioni. Liberi di scegliere se partecipare o meno, vengono condotti a compiere semplici azioni fisiche di prossimità agli altri partecipanti. Sono portati a mettersi alla prova, a sperimentare fino a che punto accettare la sfida dell’incontro con l’altro, fino a che punto farsi interrogare dalla sua presenza.

 

Una particolare dimensione innovativa del processo drammaturgico risiede nel coinvolgimento di una serie di gruppi di lavoro (l’associazione italiana Non dalla Guerra, i referenti di Caritas Internationalis di Egitto, Lussemburgo,Inghilterra, Libano/medio Oriente, El Salvador, Stati Uniti, Brasile) per la messa a fuoco della tematica, attraverso un processo di raccolta di parole chiave, e per la sperimentazione dell’impatto delle diverse azioni proposte nelle diverse culture.

 

L’idea del progetto di scrittura è quella di un esercizio di scrittura della drammaturgia a più mani, per mettere in rete un gruppo di giovani di vari paesi del mondo valorizzando la diversità degli approcci.

 

Il risultato, poi filtrato e rielaborato da Carlo Presotto e la sua equipe artistica, viene poi restituito a questa comunità in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù a Panama, in un incontro internazionale con il Cardinale Luis Antonio Tagle, presidente di Caritas Internationalis.

 

Dopo questa presentazione la performance verrà messa a disposizione in libera fruizione per le comunità locali in Italia e all’estero, invitando i partecipanti a mettersi in gioco sul piano della diversità e dell’accoglienza.

 

Il Silent Play è una forma innovativa di comunicazione, che si avvale fra le altre cose di un mix di tecniche drammaturgiche attinte dal teatro fisico, dal teatro forum e dal teatro partecipativo, e che attraverso l’esperienza professionale dei facilitatori, aiuta a mettere in dialogo un pubblico variegato di giovani rispetto a una tematica complessa e polisemica, suscitando domande e invitando a un approfondimento individuale e collettivo.

Come poterlo fare

Con noi

Chiamaci o scrivici alla mail: info@thefaceoftheother.org e invitaci.

Fallo tu

Per poterlo fare in autonomia devi trovare e noleggiare le cuffie, radunare le persone e scaricare la traccia (attraverso il form sottostante).

Scarica la traccia

Per scaricare la traccia è necessario compilare il form sottostante